MONTEDOGLIO – VALE LA CANDELA?

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Intervista a Marco Bani, speleologo.

“Non avrei mai immaginato che i pericoli potessero venire dalla struttura in cemento armato della diga di Montedoglio. Ho rabbrividito quando ho visto la falla. Sono stati messi in piedi dei pannelli alti una decina di metri, non rilegati l’uno con l’altro, assemblati in modo che formassero un arco concavo, quando invece avrebbe dovuto essere convesso. Quei pannelli sono crollati con una semplice pressione statica e non con una corrente”.

Analizza così, Marco Bani, speleologo tifernate, le ultime vicende legate all’invaso di Montedoglio. Già in passato aveva espresso le sue perplessità sulla realizzazione della diga posta tra i comuni di Sansepolcro e Pieve Santo Stefano. Dubbi oggi rafforzati dalle ultime vicende.

Le istituzioni continuano a minimizzare ma, quanto successo la notte tra il 29 e il 30 dicembre è di una gravità incredibile”, accusa Bani storico collaboratore dell’Altrapagina.

“Le immagini mostrano chiaramente che tra un pannello e l’altro non c’era ferro, i settori erano separati l’uno dall’altro”.

A creare maggiore preoccupazione per Bani il fatto che Montedoglio sia in una zona altamente sismica.

E’ da 20 anni che denuncio questo fatto. E’ uno scandalo che sia stata fatta costruire una diga in terra battuta, alta 64 metri, contenente 150 milioni di metri cubi di acqua, in una zona soggetta a terremoti come la Valtiberina. Se al cedimento della notte tra il 29 e il 30 dicembre si fosse aggiunta una scossa tellurica, anche di lieve entità, sarebbero potuti crollare più di due moduli e sarebbe stato un disastro. Così come lo sarebbe stato se quel muro fosse crollato 10 giorni fa, durante la piena del Tevere.

Nel 19 17  a pochi chilometri di distanza dalla diga il sisma ha raso al suolo i paesi di Monterchi e Citerna. Stessa cosa è accaduta nel 1789 ai paesi di Selci Lama e San Giustino, mentre a Città di Castello è crollato il Duomo. C’è una ripetitività ogni 100/150 anni di catastrofi legate a terremoti, in quest’area. Questa diga è stata costruita nei pressi di due faglie attive.

Il progettista di Montedoglio, Filippo Arredi, è stato l’unico che ha provato a fare dei calcoli sull’impatto di un evento sismico sull’opera.

La cosa allarmante è che lui stesso ha affermato che questi calcoli sono impossibili perché, come si dice in gergo tecnico, il materiale con cui è stata costruita la diga è ‘incoerente’. Arredi si è basato su dei modelli che lui stesso ha definito ‘probabilistici’. Nel frattempo però abbiamo un’autentica bomba d’acqua sulla testa. Basta un’incrinatura di un millimetro e la diga di terra, letteralmente, ‘esplode’, in una reazione a catena irrefrenabile”.

C’è poi la questione legata all’utilità, per la Valtiberina, della diga stessa.

“L’acqua di Montedoglio non serve alla Valtiberina perché è una valle già per natura ricca di acqua. In futuro non servirà più nemmeno alle piantagioni di tabacco, destinate lentamente a morire. L’acqua è comunque un bene prezioso ma, visti i rischi a cui la valle del Tevere è sottoposta, c’è da chiedersi: vale la candela?”

MONTEDOGLIO – VALE LA CANDELA?ultima modifica: 2011-01-04T22:34:00+00:00da ilcozzo
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5 pensieri su “MONTEDOGLIO – VALE LA CANDELA?

  1. Contenuto dell’articolo che condivido pienamente, oltre gli aspetti tecnici in parte valutabili dalla sola foto riportata, ritengo che esista e/o venga fatta/rivista una seria analisi dei rischi ( obbligatoria anche per l’inizio attività di modeste aziende produttive e/o per l’immissione in commercio di macchine ed attrezzature); aggiungererei che la diga ha portato per la Valtiberina e soprattutto per gli Anghiaresi una tariffazione dell’acqua potabile a mc. contabilizzato più alta d’Italia… e ciò è oltremodo ingiusto!!
    Angiolo

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