27/09/2009
RIDI, PAGLIACCIO
C'è qualcuno in Italia che ancora ha il coraggio di ridersela beatamente.
Mentre la nostra credibilità internazionale scende ai minimi livelli, assieme al PIL, c'è qualcuno che ride. Ride beato alle battute del suo imperatore. E' strano perchè in passato il buffone, il giullare era colui che doveva far ridere il potente di turno.
In Italia, invece, si sono invertiti i ruoli. E' il potente che fa il buffone. E il popolo ride beato e sguaiato. Ripreso da mille telecamere, riproposto da mille angolazioni, in ogni tg e giornale. L'imperatore parla, dice drammaticamente solo stronzate e il popolo ride. E' una situazione assurda, talmente assurda da essere falsa, televisiva, costruita, artificiale.
In Italia non si parla più di problemi, di scelte politiche. Non solo non si risolvono le tante questioni aperte, non solo non si affrontano, ma non se ne parla nemmeno più. Il parlamento non lavora, il governo è incartato sulle sue beghe interne, l'opposizione non c'è e non c'è mai stata. L'Italia non si desta. Sprofonda. E il popolo ride beato alle battute del suo imperatore.
20:27
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21/09/2009
OLIVIERO BEHA: L'AFGHANISTAN, I SENSI E LA FIORENTINA
La rubrica di Beha sul tg3. Al centro dell'attenzione l'Afghanistan:"E' stata anche una strage di civili", l'AS Roma messa in vendita in eterno da Rossella Sensi che però nel frattempo si è fatta eleggere vice presidente della Lega Calcio. Infine la vicenda "oscura" del nuovo stadio della Fiorentina.
23:54
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20/09/2009
FANNULLONI ARETINI
Volto rilassato, giornale sotto braccio, sorrisino ebete, sapore di caffè appena preso con quattro amici al bar.
Il fannullone aretino è come il fannullone del resto d'Italia. Pagato dallo stato, dal comune o dalla provincia, o meglio pagato dai cittadini per fare poco o niente. A volte per starsene a casa.
Anche ad Arezzo ne esistono diversi esemplari. Una "mandria" che si sta moltiplicando. Secondo i dati pubblicati da L'Espresso, i dipendenti della Provincia di Arezzo in dodici mesi (dal luglio 2008 al luglio 2009) ad aumentato il loro assenteismo sul posto di lavoro del 68%. Un impennata che in Italia è seconda sola ai dipendenti del comune di Pistoia (91%), del comune di Sondrio (90%), del comune di Brinidisi (88%) e del comune di Isernia (70%).
Un altro buon motivo per non andare a votare ogni volta che c'è da rinnovare un'amministrazione provinciale e per continuare a chiedere con insistenza assillante la chiusura o comunque la riforma delle Province italiane. Un tema definitivamente scomparso dal dibattito politico italiano.
10:05
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16/09/2009
PIAZZA GRANDE E GOOGLE
Piazza Grande: una bellissima piazza di Arezzo....ma non per Google Heart.
18:28
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11/09/2009
IL SIGNOR G E LA MENSA CARITAS
Il signor Enrico G. di Arezzo ha un problema.
Vede la "sua civiltà" intaccata.
E soprattutto vede il valore delle sue case "deprezzato".
Perchè? Da chi?
Da "persone di ogni razza che si accalcano sulle nostre panchine e lasciano in terra ogni ben di Dio senza alcun ritegno".
Nello specifico il signor G parla dei signori che ogni giorno vengono alla mensa Caritas di Piazza Giotto ad Arezzo per avere un pasto caldo.
Troppo per la "sensibilità" delicata del signor G.
"Io mi domando perchè questa gente non rimanga a casa propria anziché venire a intaccare la nostra civiltà. Sono convinto che ora vanno a mangiare in chiesa e poi tra qualche tempo saranno i primi a farle guerra perchè sono sicuramente di un'altra religione e sfruttano questa situaione per sopravvivere. Stiamo costituendo un comitato per raccogliere firme per allontanare queste persone".
Ma quanto è bravo il signor G.
Addirittura una "raccolta di firme" per "allontanare queste persone".
E come farà ad allontanarle?
In base a quale principio della "sua civiltà" intaccata?
Buona parte di quella "gente" a cui si riferisce il signor G tra l'altro è italiana.
Qual'è la discriminante allora per potersi sedere su una panchina o su i gradini di una chiesa? Il reddito forse?
Ho una proposta per il signor G.
Perchè non viene un giorno anche lei a mangiare alla mensa della Caritas.
Perchè non glielo dice direttamente a quei signori, in faccia, che non hanno diritto ad avere un pasto caldo. Che devono "sloggiare". Che stanno intaccando la "nostra civiltà".
Troppo semplice fare le cose alle spalle delle persone. Bisogna sempre guardare negli occhi i nostri interlocutori.
12:56
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ARRIVERA' UN GIORNO
Arriverà un giorno in cui qualcuno ci chiederà conto di quello che è stato.
Arriverà un giorno in cui saremo padri, madri, nonni e bisnonni.
Arriverà un giorno in cui i nostri figli, i nostri nipoti, ci domanderanno il perchè.
Vorranno sapere, capire.
E noi dovremmo rendere conto a loro.
Dovremmo spiegargli se abbiamo lottato o meno.
Dovremmo indicargli da che parte stavamo.
Dovremmo rendergli conto di un mondo che sia ancora abitabile o no.
Dovremmo rendergli conto di un'Italia sommersa dai rifiuti e invasa dalla mafia.
Di un'Italia razzista, di un'Italia distrutta.
Dovremmo rispondere alle loro domande.
E tu da che parte stavi?
08:59
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07/09/2009
IL SEGRETO DI SILVIO
Quando uno dice una cazzata e tutti gli altri si rendono conto che la sta dicendo minimo si prende del coglione e la cosa finisce lì.
Quando Silvio Berlusconi dice o fa una cazzata e tutti si rendono conto che ha detto o fatto una cazzata, tutti i suoi giornali o televisioni o portavocecapezzonianiportaborse sostengono tutto il contario.
Lì per lì magari nessuno gli da grosso peso. Loro però non si arrendono. Tv, giornali, riviste, radio e Capezzoni vari. Stessa melodia. "Non è una cazzata. Tutt'altro". "Non sono festini. Non è uno scandalo. E' la sinistra che fa gossip". "Non è la crisi economica. E' la solita stampa catastrofista". "Berlusconi non ha pagato tangenti. E' la magistratura che è comunista".
Cazzate, su cazzate. Sparate in continuazione, all'infinito. Senza nessun filtro.
Tg5, Tg4, Studio Aperto, Il Giornale, Panorama, Libero, Tg1, Tg2, Signorini, Minzolini, Feltri, Mimun. Tutti in coro.
E quando proprio serve anche lui, il nano, da solista, ma con gli amplificatori informativi ben pronti.
Ecco allora che quella cazzata, per cui tutti gli dovrebbero dare del coglione, diventa altro.
La cazzata diventa un trionfo. La cazzata non c'è più. C'è solo lui sul piedistallo che sconfigge tutti i detrattori.
Ecco che da una condizione di difficoltà Berlusconi ribalta la frittata, di forza, di prepotenza, denunciando, diffamando, tirando in ballo i "cattocomunisti".
E' davvero avvilente, frustrante vedere come l'opinione pubblica, definitivamente incantata e sperduta, gli stia concedendo ancora una volta tutto ciò. Dopo gli scandali, le leggi per non farsi processare, gli indecenti attacchi fatti da giornali di sua proprietà, ci dovrebbe essere una sollevazione popolare, la sua maggioranza dovrebbe ripudiarlo. Invece non accade nulla, come se niente fosse successo.
E avanti così, una cazzata dietro l'altra.
23:55
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04/09/2009
IL CARCERE CHE SCOPPIA

Pentole che sbattono su sbarre arrugginite; urla di persone che assieme alla libertà ora corrono il rischio di perdere anche la dignità. In un’Arezzo sopita dal caldo e svuotata dalle partenze estive è stato il frastuono di una protesta che passerà alla storia come la «rivolta di ferragosto» a destare gli aretini. Il carcere di San Benedetto scoppia, ancora una volta e le sue strutture giorno dopo giorno, anno dopo anno, necessitano sempre più di un ristrutturazione non più procrastinabile. Una situazione che ha spinto gli ospiti della struttura ad una sollevazione con tanto di lenzuola in fiamme sventolate dalle finestre ed urla a «disturbare» la serata di ferragosto di Arezzo.
«La protesta ora è rientrata – spiega don Dino Liberatori, assistente spirituale del carcere aretino – ma l’emergenza continua ad esserci, ogni giorno». Attualmente sono 114 i detenuti presenti nel carcere, a fronte di una capienza che normalmente dovrebbe arrivare a 65, massimo 91 detenuti. A tutto questo poi si aggiunge il fatto che la struttura risale al 1929 e, nonostante qualche intervento negli anni, al momento non appare più adeguata ad ospitare un carcere. «L’estate è il periodo peggiore per i detenuti – spiega don Liberatori – . Le celle sovraffollate sono invivibili. Non ci sono attività e chi si trova «dietro le sbarre» si sente abbandonato». A peggiorare ulteriormente le cose poi ci pensa la giustizia italiana. «Molti dei carcerati – sottolinea l’assistente spirituale – sono in attesa di giudizio. Un’attesa spesso infinita, con i tempi dei processi che si allungano in modo smisurato». Ma è il «dopo» ciò che fa più paura. «I detenuti chiedono spesso di avere occasioni di inserimento. Chiedono di poter imparare un nuovo lavoro. L’uscita dal carcere fa paura. In molti casi chi è stato arrestato ha perduto tutto, dalla casa, al lavoro. Solo i più fortunati hanno ancora una famiglia che si mantiene in contatto con loro».

Ma in questa situazione qual è il ruolo dell’assistente spirituale? «Il mio compito – spiega don Liberatori – è quello di stare accanto alle persone, parlare, dare speranza, celebrare l’Eucarestia. Quella che si trova in carcere, infatti, è una comunità a tutti gli effetti. Ci sono persone battezzate e non, ma per tutti ci deve essere una parola di conforto. Lo stare dentro una cella ti porta a scoprire lati di te stesso che non avresti mai pensato. Nei carcerati emerge spesso un’esigenza di umanità, di contatto con altre persone, di voglia di ripartire che colpisce». Unavoglia di costruirsi un nuovo futuro dopo aver «pagato» le proprie colpe che gli istituti carcerari dovrebbero incoraggiare in ogni modo. «Il sistema carcerario italiano necessita di una riforma radicale. La situazione di San Benedetto ad Arezzo è solo un piccolo esempio di quanto accade in Toscana e nel resto del paese. L’indulto non è riuscito a risolvere i problemi. Occorre un trasformazione più profonda, che non può essere fatta in un solo giorno e che deve coinvolgere non solo le strutture ma anche la mentalità di chi le gestisce».
10:20
Scritto da : ilcozzo
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